Via Appia Antica: la prima autostrada della storia

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Via Appia Antica




È noto a tutti che tutte le strade portano a Roma. Via Appia fu tra quelle strade particolarmente importante, in quanto collegava la capitale dell’Impero con il porto a Brindisi da dove partivano le navi mercantili verso la Grecia, l’Egitto e l’Oriente. Con la maggior probabilità, proprio per questo motivo Via Appia venne chiamata la regina di tutte le strade (regina viarium in latino). Fu costruita con delle tecniche innovative a cavallo tra il IV e il III secolo a.C. Inizialmente univa Roma con Capua e questo fu fondamentale per la cosidetta II guerra sannitica in conseguenza della quale Roma divenne la città più potente di tutta la penisola italiana. Ai nostri tempi si conservano parecchie tratte nel Lazio, nella Campania, nella Puglia e nella Basilicata.

Il tratto più famoso della Via Appia Antica è lungo 13 km ca e si snoda all’interno del Comune di Roma. I primi 4 km sono ricoperti da costruzioni moderne e i monumenti principali sono raggiungibili solo percorrendo la Via delle Terme di Caracalla e la Via di Porta San Sebastiano. All’altezza della chiesa del “Domine, quo vadis?” comincia la strada romana eccezionalmente ben conservata e  lungo i suoi bordi si trovano centinaia di monumenti antichi che costituiscono una suggestiva testimonianza del passato: le Terme di Caracalla, l’Arco di Druso, il Mausoleo di Cecilia Metella, il sepolcro degli Scipioni, le Catacombe di San Calisto e molti altri. Le Leggi delle XII Tavole vietarono di sepellire i defunti all’interno della città, così loro vennero sepoliti fuori dalle mura urbane, lungo le strade.

Nel Sei e Settecento la Via Appia Antica fu una tratta obligatoria durante il Grand Tour degli aristocratici eurpoei, nell’Ottocento papa Pio IX commissionò a Luigi Canina, che fu un architetto e archeologo italiano, la creazione di un Museo a Cielo Aperto e nell’anno 1988 sui terreni appartenenti ai Comuni di Roma, Ciampino e Marino venne costituito il Parco Regionale della Via Appia Antica. Il grosso del suo territorio appartiene agli aristocratici romani, una parte occupano i terreni agrari e solo una piccola percentuale appartiene alla Chiesa.

Per raggiungere la tratta romana della Via Appia Antica la soluzione più semplice sono i mezzi di trasporto pubblico ATAC (l’autobus 118 e line A della metropolitana). I parcheggi riservati alle macchine scarseggiano. L’Ente offre un servizio di noleggio biciclette. Nella prima domenica del mese l’ingresso ai più importanti monumenti è gratuito (#domenicalmuseo).

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By EH101 [Public domain], via Wikimedia Commons

Nel Lazio, in Provincia di Latina, scorre un altro tratto della Via Appia Antica completamente intatto. Si trova nei dintorni del Parco Nazionale del Circeo, porta da Fondi a Itri ed è parallelo alla nuova strada statale (SS7). Uno dei punti più interessanti è il forte costruito sulle rovine del Tempio Romano di Apollo. Alla fine del Settecento lo occupò il bandito di nome Frà Diavolo, molto conosciuto da queste parti. Lo rese famoso la resistenza che oppose all’esercito francese in marcia per l’occupazione dello Stato Borbonico. Tuttavia, la strada ha un aspetto molto più rustico rispetto al tratto romano e soprattuto non mancano le costruzioni abusive.

Percorrendo Via Appia Nuova (SS7), subito dopo Fondi, troverete un cartello e un posto per parcheggiare l’auto, mentre dirigendosi verso Itri troverete altri due piazzali dove potete lasciare la macchina e camminare sull’Appia Antica. Lungo il percorso sono presenti anche aree picnic.

Nel Medioevo Via Appia Antica fece parte della cosidetta Via Francigena del Sud, ovvero della strada che condusse i pellegrini a Roma.

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Ania

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